Recensioni

Un nostro libro sulla cosiddetta Arte Medianica

                                                                                                                         

 

 

 

  Un nuovo libro sul paranormale

 

Nel 2018 è uscito un libro di Terje Simonsen che raccomando a tutti, sia ai semplici curiosi della parapsicologia, sia ai professionisti:

 

A SHORT HISTORY OF (NEARLY) EVERYTHING PARANORMAL

 

 


L’unico difetto, non certamente una colpa, che segnalo riguardo quest’opera è che essa è scritta non in italiano, ma in inglese. Tuttavia, per chi ha un minimo di conoscenza di questa lingua, la lettura risulterà facile e spedita in quanto l’inglese con cui si dovrà cimentare è nello stesso tempo semplice, fluido ed elegante.

Simonsen ci fornisce un’opera che copre pressoché tutti gli aspetti ed i fenomeni della parapsicologia, tutto esposto in modo semplice e razionale, senza cioè atteggiamenti troppo accondiscendenti o troppo aprioristicamente negativistici. Un altro pregio che segnalo riguarda la ricchissima casistica che presenta fatti del tutto nuovi. Di solito i libri di parapsicologia portano a sostegno casi, sia lontani che vicini nel tempo, che sono più o meno sempre gli stessi. Simonsen ce ne presenta tantissimi completamente nuovi ed inediti.

Anche se il libro supera le 500 pagine, non ci dobbiamo assolutamente impressionare perché, come detto, la lettura è facile e scorrevole ed ognuno, inoltre, può concentrarsi sugli argomenti che più lo interessano lasciando ad una seconda fase tutto il resto. Infatti, sono ampiamente trattate numerose tematiche a partire dalla storia della parapsicologia, ai suoi rapporti con altre scienze e materie come l’antropologia, l’archeologia, l’occulto, lo studio della coscienza, la fenomenologia paranormale nella vita di tutti i giorni, e tanto altro ancora. Affronta in modo adeguato la sperimentazione scientifica dei fenomeni psi, ci indica quali studi e quali studiosi hanno dato maggior sostegno alla causa parapsicologica, quali sono i problemi ancora aperti e le prospettive future. Anche i fenomeni fisici, sebbene non espressamente indicati nel titolo, sono scrupolosamente trattati e descritti.

Tanti sono gli spunti di riflessione che possiamo trarre scorrendo le pagine dell’opera. Uno tra quelli che mi sono sembrati più in risonanza con la situazione parapsicologica sia attuale, sia di un passato abbastanza recente, è quello a pagina 122 dell’antropologo Joseph K. Long che ci confessa che rileggendo i suoi appunti stilati presso vari popoli primitivi da lui studiati in tutto il mondo, amaramente “si è convinto di essere stato testimone di tantissimi esempi di genuini fenomeni psi, ma che invece di riconoscerli come tali, ha respinto questa spiegazione perché non si adattava al modello dell’antropologia scientifica che gli era stato insegnato”. Non è stato certamente l’unico a trovarsi in questa scomoda ed incresciosa situazione… Occorre dire che Long ha poi rimediato a questo peccato di gioventù pubblicando, poco dopo, un libro dal titolo: Extrasensory Ecology: Parapsychology and Anthropology, anche questo tutto da leggere con interesse e passione.  

                                 

                                                                                                                   Bruno Severi

 

 

                          

 

     Di recente ci è stata affidata un'ulteriore recensione del libro di Terje Simonsen da parte di una nuova amica del CSP, la Dottoressa Anja Riceputi, archeologa presso l'Università di Bologna. Ci ha fatto piacere, in tempi così avari di soddisfazioni in campo parapsicologico, trovare tanto entusiasmo da parte di qualcuno che fino a poco tempo fa non conoscevamo. Sembra proprio che questo libro le abbia aperto un mondo ricco di interesse e di emozioni che prima nemmeno immaginava potesse esistere. Volentieri la pubblichiamo sperando che altri presto ne seguano le orme contagiati da questo gradevole entusiasmo. Ecco le sue parole:

Ho letto la recensione di questo testo di parapsicologia sul sito del CSP (Centro Studi Parapsicologici di Bologna) e l'ho comprato d'impulso, online, come lettura per l'estate. Poi, quando mi è arrivato, mi sono quasi pentita considerando che volume di 500 pagine in inglese avessi mai acquistato. Devo dire però che questo stato d'animo è durato poco, perché fin dalle prime pagine la lettura è stata scorrevole e avvincente.  

L'autore, uno scrittore norvegese, uno storico delle idee, è un appassionato conoscitore della tradizione esoterica; ponendosi lui stesso delle domande tiene vivo l'interesse e il dialogo con il lettore. Non manca certo di senso dell'umorismo e alcuni suoi commenti sono davvero spassosi.

La mia lettura è stata quella di una persona interessata all’argomento e non un’esperta del mondo del paranormale, perciò ho trovato molto utile la spiegazione nell'introduzione del significato della parola "paranormale", seguita dalla presentazione dei fenomeni associati e denominati fenomeni "psi" (dalla prima lettera della parola greca psiché). A seguire, sempre in queste prime pagine viene introdotto il concetto centrale che ricorre in tutto il libro, cioè quello rappresentato dal modello Mental Internet, secondo cui le nostre menti sarebbero interconnesse come lo sono i computer e i fenomeni psi, tramite i quali ci sarebbe possibile comunicare, appartengono alle proprietà naturali della nostra coscienza. I fenomeni psi trattati in questo libro sono: telepatia, chiaroveggenza e precognizione, spesso contraddistinti dall'acronimo ESP, Extra Sensory Perception.

Il libro è un viaggio, un compendio di storie e aneddoti che vedono partecipi, con mio stupore, anche illustri personaggi (es. Goethe, Hegel, Schelling, Schopenhauer; persino Kant si è interessato all'argomento), toccando diverse discipline come l'archeologia, l'antropologia, la filosofia. Vengono presentati i grandi scienziati della parapsicologia, la loro metodologia, il loro pensiero, gli esperimenti e le scoperte, ma anche i sensitivi e i medium. In particolare, sono rimasta colpita dall'impiego dei fenomeni ESP nei progetti militari russi e americani con l'obiettivo della "visione a distanza": coltivare l'abilità della chiaroveggenza per individuare gli avamposti e le minacce nemico. Il lettore sentirà parlare dell'interessante progetto Stargate, avviato dagli americani negli anni '70, e dei suoi notevoli risultati, ed è sorprendente notare il ruolo politico che i fenomeni paranormali hanno occupato nella nostra storia contemporanea intrisa di razionalità. In generale, il libro narra anche la storia della parapsicologia, che nonostante le innumerevoli evidenze, i promettenti risultati di laboratorio, ai giorni nostri, a causa della scarsità di fondi (come sostiene l’autore), non ha ancora del tutto raggiunto il grado di scienza. E in questo contesto non poteva mancare un capitolo altrettanto interessante: quello dedicato agli scettici, come potrebbe essere ciascuno di noi (ed è bene che lo siamo), da non confondere con gli “pseudo-scettici” (definizione coniata da Marcello Truzzi, sociologo e mago, come riporta lo stesso autore), ovvero coloro che fingono un atteggiamento di apertura, ma in realtà hanno una mente ermeticamente chiusa a qualsiasi esperienza che non corrisponda a verità già comprovata.

La lettura di questo contributo mi ha avvicinata a fatti e persone di cui non avevo mai sentito parlare prima accrescendo la mia conoscenza della materia trattata. Sicuramente farò tesoro della bibliografia che racchiude per proseguire l’approfondimento di questa intrigante disciplina che è la parapsicologia, che ha come obiettivo lo studio dei fenomeni psi, in definitiva lo studio dell'uomo.

 

                                                                                                    Anja Riceputi

 

 

 

 

 

Claudio Naranjo: Viaggio di Guarigione, Ed. Spazio Interiore, 2016

 

    

 

 

Esistono varie forme di psicoterapia ma nessuna tra esse si è dimostrata a tutt’oggi in grado di portare ad una parziale o, più di rado, completa guarigione in tempi e a costi ragionevoli. Ma quel che è peggio, spesso i risultati sono minimi o nulli. Con la scoperta dell’LSD e di altre sostanze psichedeliche naturali e sintetiche si era sperato, a metà del secolo scorso, di avere trovato non la medicina definitiva ed assoluta per curare talune forme di disturbo mentale, ma qualcosa che fosse in grado di sciogliere i traumi e sbloccare le resistenze che i pazienti mettono in atto durante il loro percorso terapeutico. Gli anni ‘50 furono caratterizzati da grandi entusiasmi tra gli psicoterapeuti di qua e aldilà dell’Atlantico, si allargò a macchia d’olio un forte fermento a sperimentare sostanze psicoattive nuove o rispolverate tra quelle delle tradizioni di popolazioni lontane ed esotiche. Nello stesso tempo si evidenziò un notevole grado di improvvisazione e dilettantismo tra gli specialisti coinvolti, come era del resto prevedibile quando si percorrono sentieri in territori sconosciuti. A questo periodo di esaltazione per i lusinghieri risultati spesso ottenuti fecero seguito forti allarmi sociali per la diffusione facile e indiscriminata delle sostanze psichedeliche all’interno del mondo dei più giovani e degli intellettuali. Era quello il tempo degli hippy e dei trip facili. Le conseguenze furono immediate e drastiche. Verso la fine degli anni ’60 le autorità statunitensi vietarono in modo assoluto l’uso a qualsiasi titolo degli psichedelici, anche in campo medico e della ricerca. E la medesima risoluzione fu adottata praticamente in tutto il mondo occidentale. La psicoterapia si trovò in un brevissimo lasso di tempo privata di una promettente mezzo terapeutico. Ancora oggi, dopo oltre 50 anni, queste leggi trovano, salvo rare eccezioni, piena e inflessibile applicazione.

Tra questi pionieri ed entusiasti della terapia psichedelica della prima ora, da intendere, ricordiamolo, come ausilio alla terapia convenzionale, spicca la figura e l’opera di Claudio Naranjo. La sua patria è il Cile dove è nato a Valparaiso nel 1932, ma ha studiato ed operato per diversi anni negli Stati Uniti ed in altri paesi. Ha studiato medicina, musica e filosofia ed ha insegnato psicologia all’Università del Cile e ha diretto il Centro Studi di Antropologia Medica. Negli Stati Uniti ha insegnato religioni comparate al California Institute of Asian Studies e psicologia umanistica all’Università di Santa Cruz. Come psichiatra e psicoterapeuta è considerato uno dei maggiori esponenti della Gestalt e della psicologia transpersonale. Inoltre, ha svolto fondamentali studi di etnobotanica nel campo delle piante psicoattive. A questo riguardo viene spesso ricordato il suo avventuroso viaggio del 1961 in canoa lungo il fiume Putumayo nell’Amazzonia colombiana alla ricerca dell’ancora misteriosa bevanda allucinogena ayahuasca o yagé, impiegata dagli sciamani della foresta nei loro riti e cerimonie.

Oltre all’impiego degli psichedelici classici come l’LSD, la mescalina e la psilocibina, ha esplorato e sperimentato nuovi e alternativi composti chimici (tra i più importanti ricordo la MDA, la MMDA, l’armalina e l’ibogaina) ciascuno dei quali da impiegare a seconda della patologia da affrontare. Naranjo ha anche allargato gli schemi e gli scopi della psicoterapia tradizionale non limitando il suo interesse solo all’aspetto puramente clinico, ma associando a quest’ultimo l’evoluzione spirituale del paziente in un’ottica decisamente transpersonale. Infatti, il suo orizzonte culturale ha spaziato anche molto lontano dalle sue competenze professionali investendo la conoscenza delle religioni e della religiosità di varie culture, non ultimo lo sciamanesimo, tenuto da Naranjo in altissima considerazione.Qq Questo particolare aspetto della sua vasta e poliedrica cultura diede luogo negli anni ’70 alla fondazione del SAT, acronimo di Seekers After Truth (i cercatori della verità). Si tratta di un programma, attivo in diversi paesi europei e latino-americani, che tende a favorire l’emancipazione della personalità umana attraverso pratiche spirituali. Una delle principali finalità del SAT consiste nel fare emergere la nostra più autentica essenza psico-spirituale attraverso la liberazione della spontaneità che troppo spesso reprimiamo in quanto la società la ritiene fuori dagli schemi comportamentali accettabili. In tutto questo non mancano, peraltro, precisi richiami al pensiero e agli insegnamenti di Georges Gurdjieff e di altri maestri e mistici sia del lontano oriente che occidentali.

Naranjo sostiene che gli psichedelici da lui impiegati con i pazienti sono come la dinamite in quanto sono in grado di distruggere quel lato della nostra personalità con funzione repressiva ed a cui ha dato il nome di mente patriarcale. Sarebbe questa una sorta di tiranno interno, di Super-Io, che reprime la nostra vera natura per affermare regole costrittive e punitive per la nostra e l’altrui vita. Le sostanze psichedeliche avrebbero dunque il potere di sovvertire questo regime autoritario e repressivo per fare emergere in noi il bambino interiore, ovvero la parte più spontanea e naturale del nostro essere. Inoltre, possiederebbero una valenza auto-esplorativa e una capacità di rimuovere i traumi ed i blocchi che infestano le regioni più nascoste della nostra mente. Dalla teoria ai fatti: dopo avere studiato gli effetti di diverse sostanze psicoattive, concentrò la sua attenzione prima sull’ayahuasca e su uno dei suoi composti attivi, l’armilina, in seguito sull’ibogaina, impiegata a scopi sacramentali presso le popolazioni dell’Africa centrale, ed infine sul MDA e MMDA che appartengono alla famiglia delle anfetamine. Con questo bagaglio di conoscenze e di speranze condusse tra il 1965 ed il 1966 all’università di Santiago del Cile un intenso programma di psicoterapia psichedelica assistita il cui racconto ed i cui esiti sono narrati e descritti in questo “Viaggio di guarigione”. Preceduti dal racconto dei motivi e delle situazioni che hanno condotto Naranjo a scrivere questo libro, a cui ha aggiunto interessanti note autobiografiche, seguono quattro capitoli ciascuno dei quali descrive le proprietà e lo specifico uso clinico delle singole sostanze da lui utilizzate e, cosa del massimo interesse, i dettagliati resoconti delle sedute che ha condotto con i suoi pazienti, con indicata la storia dei pazienti, la diagnosi, le metodologie, gli esiti terapeutici ed i commenti personali.

La presente edizione di questo libro è una riedizione del libro originario in inglese pubblicato più di quarant’anni fa: “The Healing Journey. New Approaches to Consciousness. Pantheon Books, 1973”. Anche dopo tanti anni il messaggio custodito in questo libro rimane indiscutibilmente attuale e valido, le idee di fondo non hanno perso la loro lucentezza, le intuizioni dell’autore riservano ancora grande interesse e rispetto. Tra i tanti meriti che sono attribuiti a Claudio Naranjo, a mio parere, ha maggiore rilevanza quello di avere aperto nuove prospettive alla psicoterapia aggiungendo alla tradizionale cura della malattia la possibilità di espandere l’universo del paziente verso più vasti orizzonti esistenziali. Questo metodo è applicabile anche alle persone normali che non necessitano di trattamento psicologico perché permette di scoprire dentro se stesse gioie e valori che nessuno sospetta d’avere. Una dimensione transpersonale che Naranjo, insieme a pochi altri compagni di viaggio, ha (ri)scoperto e cerca di far conoscere al mondo intero e che già i saggi di varie epoche e di varie culture ci hanno descritto, ma che abbiamo dimenticato o non compreso appieno. Nel libro, a pagina 30, Naranjo ci avverte: “La vera lingua della psicologia non è il latino, ma l’amore puro”, e credo che queste poche parole diano un senso compiuto al suo pensiero.

                                                                                    

                                                                                                                                         Bruno Severi

 

 

 

 

PIER LUIGI AIAZZI: IL CASO EUSAPIA: CONSIDERAZIONI SULLA

               TEMATICA DEL TRUCCO



     Dell'autore conosciamo bene, già dagli articoli nella nostra rivista, i "Quaderni di Parapsicologia", l'attenzione ai dettagli e alla fedeltà delle fonti. E' un criterio di lavoro che abbiamo visto riadottato nel suo libro sul poltergeist ("Il poltergeist: analisi di un linguaggio" Ed. Mediterranee) e che riscopriamo negli attuali articoli su Luce e Ombra. Constatarla ancora presente nell'indagine su una vicenda controversa come quella di Eusapia Palladino, la celebre medium napoletana, offre una buona prospettiva di vederla reinquadrata nei suoi termini realistici e ripulita dalle molte deformazioni e travisamenti che, secondo l'autore, ne sono stati fatti negli anni.

Il libro di Aiazzi ripercorre la vicenda considerandone principalmente due aspetti: 1) l'indagine scientifica, soprattutto sperimentale; 2) le critiche scettiche. Di queste ultime considera una doppia ricorrente modalità. Una più dimessa, di aspetto caricaturale, basata sulla coloritura ironica dei vari episodi della storia, un'altra impostata sui trucchi con cui spiegare i fenomeni.

Attenendosi alla prima viene preso in particolare considerazione un libro uscito recentemente ad opera di due storici della scienza, De Ceglia e Leporiere. Si tratta di una biografia di Eusapia che l'autore definisce "in agro-piccante", perché, trascurando sostanzialmente l'aspetto scientifico, si dedica quasi tutta ai pettegolezzi e agli episodi pittoreschi della vicenda. Ne evidenzia il dubbio buon gusto di dare una forma fumettistica, diciamo quasi da operetta, ai tragici episodi dell'infanzia, quali la morte della madre e del padre (la prima a sette anni), le crisi isteriche, il pellegrinaggio come servetta da una famiglia all'altra, incidenti quali la frattura del cranio e i deliri. Evidenzia anche come, parallelamente a tale gioco al discredito della medium, se ne attui uno – la stesura di un pietoso velo di inettitudine - sugli scienziati (i vari Morselli, Richet, Pierre Curie, Flammarion) che ritennero di riconoscerne le capacità.

Nella seconda parte – più estesa – Aiazzi prende più direttamente in considerazione il problema sperimentale, mettendo in evidenza l'enorme differenza di livello tra parapsicologi e scettici. Nel primo caso abbiamo dati e registrazioni di tutti i tipi: misure, grafici, fotografie, planimetrie del setting, applicazione di vari strumenti, oltreché misure preventive quali perquisizioni, legature, immobilizzazioni, accurati verbali. Nel secondo niente di tutto questo, solo testimonianze prese da gruppi che appaiono selezionati a senso unico. Ciò può essere evidenziato, secondo Aiazzi, prendendone una che gli scettici in genere considerano un fiat lux sulle mascalzonate di Eusapia. Accadde questo, almeno secondo la narrazione di H. Müstemberg professore di psicologia ad Harvard e scettico a oltranza: un suo assistente, da lui fatto acquattare sotto il tavolo in una delle sedute alla Columbia University, a un certo punto vide, sempre secondo la versione del professore, un piede nudo di Eusapia annaspare per raggiungere una chitarra messa nel gabinetto medianico. L'assistente afferrò il piede e la medium emise un urlo forsennato udito da tutti. Ora chi legge un simile resoconto immagina che l'evento determinasse un'interruzione clamorosa della seduta con grandi mormorii e grida allo scandalo.

In realtà niente di ciò accadde. La seduta continuò normalmente, il grido fu registrato dallo stenografo senza che fosse qualificato un grido particolare, non più forte di altri registrati in qualche altro momento della seduta.

Ma le sorprese non sono finite: in realtà questo autore dell'agguato non fu visto da nessuno della decina di partecipanti presenti alla seduta. Inoltre, il minimo che si possa chiedere per una simile testimonianza (peraltro unica in tutta storia attiva della medium) per lui e gli scettici così fondamentale, è che la comunicazione sia fatta in modo diretto dal testimone, di cui siano peraltro date tutte le referenze, l'identità e le qualifiche. Ma neppure risulta che costui comparisse mai in prima persona per riferire l'episodio. Capolavoro finale di corretezza, proprio dell'identità e delle qualifiche Müstemberg non dette nessuna notizia. Aiazzi nel suo libro ritiene di mostrare come praticamente tutti i riferiti smascheramenti delle sedute alla Columbia University siano di questo livello. E' incredibile, è la sintesi del libro, come un certo contesto critico riesca, senza uno straccio di pudore, a spacciare per fatali rivelazioni testimonianze ritenute cruciali come queste. 

 

                                                                                              Bruno Severi

 

 

N.B.: E' possibile scaricare gratuitamente il libro a questo indirizzo:

 https://psireport.wordpress.com/pier-luigi-aiazzi-il-caso-eusapia/