Un film sui minigeller

 

 

Ferdinando Bersani

A metà degli anni settanta dello scorso secolo venne fuori il caso di Uri Geller che sosteneva di poter piegare le chiavi col pensiero. Il caso turbinò per il mondo dei mass media. Si esibiva in pubblico facendo le sue prodezze. Dopo tanti anni il caso che tanto fece scalpore è quasi dimenticato. Illusionisti come James Randi, sostenuto da vari studiosi scettici, ne deteriorarono la fama relegando il caso Geller nell’ambito di un illusionismo sotto mentite spoglie.

Tuttavia, come molti ricorderanno, nelle sue esibizioni televisive e teatrali, Geller sollecitava gli spettatori a prendere in mano una chiave o un oggetto metallico e concentrarsi con lui. Molte persone reclamavano un riuscito piegamento. Tra questi vi furono molti ragazzini che poi, in alcuni casi, per un certo tempo, mantennero apparentemente questa misteriosa capacità. Così accadde anche in Italia. Al nostro CSP arrivarono delle segnalazioni di casi di questo genere. In particolare alcuni di questi ragazzini furono presi in considerazione dal comitato scientifico del Centro, e furono affidati, dato il tipo di fenomeno, al sottoscritto che, come fisico, avevo qualche possibilità di eseguire degli esperimenti controllati, e al Prof. Aldo Martelli, chimico e farmacologo dell’Università di Torino (poi di Novara), e con la collaborazione di altri membri del CSP. Fu così che seguimmo soprattutto tre casi per un certo tempo, diciamo dal 77 fino agli anni ottanta.

Da questi studi ed osservazioni traemmo un libro basato sui resoconti delle osservazioni e degli esperimenti compiuti nell’arco di quegli anni. Il libro fu letto da alcuni editori che, nonostante i giudizi positivi, lo considerarono “troppo scientifico” e lungo, così, a parte un articolo pubblicato su una rivista scientifica, il manoscritto rimase nel cassetto per anni, finché decidemmo di rivederlo e snellirlo senza cambiare la sostanza. Questa revisione fu fatta direttamente su una versione elettronica del primitivo dattiloscritto eseguita con la collaborazione di un amico, un giovane e valente regista, Antonio Bigini che aveva realizzato degli interessanti documentari; leggendo il libro si interessò alla vicenda di questi studi e da lì nacque in lui l’idea di inventare una storia ispirata liberamente al libro che narra le vicende di un immaginario ragazzino degli anni settanta appartenente ad una realtà rurale che, come i soggetti da noi studiati, iniziò a manifestare questi fenomeni, suscitando l’attenzione di un fisico. La trama specifica è diversa dal caso dei nostri minigeller che non avevano una situazione finanziariamente precaria come quella della famiglia del personaggio che si traduce in una sorta di piccolo dramma di famiglia, tuttavia il regista è riuscito a cogliere, a mio avviso, molto bene alcuni aspetti anche psicologici e ambientali dei nostri soggetti e della difficoltà a fare una definitiva chiarezza sul fenomeno.

Il film è stato presentato in febbraio al festival internazionale del cinema di Berlino e, più recentemente, a quello di Bergamo dove ha avuto un lusinghiero successo di pubblico. Devo dire che, dopo tanti anni, la cosa mi ha sorpreso, perché le critiche che sono state fatte dagli scettici al caso Geller hanno fatto perdere l’interesse per tutto il fenomeno, sbiadendone il ricordo. Ho pertanto apprezzato quest’occasione di riprendere in considerazioni questi fatti al di là dei ragionevoli dubbi sul caso del sedicente medium israeliano Uri Geller. La cosa coincide, tra l’altro, con l’interesse che un editore ha trovato nel libro, che verrà finalmente pubblicato, spero entro i prossimi mesi. In effetti si tratta di un’occasione per riportare alla luce una documentazione che, da un certo punto di vista, è stata unica nel panorama degli studi sui cosiddetti fenomeni PK (psicocinesi) o presunti tali, e che è entrata nel dimenticatoio anche dei recenti studi parapsicologi seri, modellati sulle ricerche di laboratorio di tipo statistico secondo l’indirizzo sperimentale introdotto negli anni trenta del secolo scorso dal noto parapsicologo J.B. Rhine.

Nel frattempo l’opera di Bigini, pur essendo chiaramente un film di nicchia, ha avuto ottime recensioni ed è già stato presentato nelle sale di vari paesi. Inoltre, è stato proiettato l’11 maggio scorso a Bologna presso il cinema Lumière dalla Cineteca di Bologna dove ha trovato una caldissima accoglienza e favore da parte di un folto pubblico. Mi auguro che questo film possa contribuire a riprendere il discorso sui minigeller, discorso troppo affrettatamente posto nell’oblio e che invece dovrebbe essere riconsiderato a pieno titolo nell’ambito degli studi sui cosiddetti fenomeni fisici della parapsicologia.